Coscienza

Questa coscienza è dappertutto.
Esiste anche il contrario sia volontaria che involontaria.
Alcuni esempi di coscienza ci arrivano dalla storia.

Il Sogno maligno inviato da Zeus raggiunge Agamennone per convincerlo ad armare gli Achei, fatto questo, il Sogno maligno lo lascia lì a pensare nella sua mente.
Nella cultura omerica «La riflessione interiore è per l’uomo conversazione dell’io con l’io».
Così quando Menelao riflette sul da farsi: “disse al suo magnanimo quindi, meditando di abbandonare le armi e il corpo di Patroclo, si domanda perché lo spirito vitale medita, queste cose?”.

Lo spirito vitale è quindi la “mente”, la “coscienza” dell’uomo che si interroga. E’ la sede delle emozioni.

Il termine coscienza indica quel momento della presenza alla mente della realtà oggettiva sulla quale interviene la “consapevolezza” che le dà senso e significato, raggiungendo quello stato di “conosciuta unità” di ciò che è nell’intelletto.

Il termine deriva dal latino conscientia, a sua volta derivato di conscire, cioè “essere consapevole, conoscere” (composto da cum e scire, “sapere, conoscere”) e indica la consapevolezza che la persona ha di sé e dei propri contenuti mentali. In questo senso il termine “coscienza” viene genericamente assunto non come primo stadio di apprensione immediata di una realtà oggettiva, ma come sinonimo di “consapevolezza” nel suo riferimento “alla totalità delle esperienze vissute, ad un dato momento o per un certo periodo di tempo”.