Carl Gustav Jung

Probabilmente esiste qualche collegamento, nell’inconscio dell’uomo, con – si potrebbe dire: l’Universo.
Ci deve essere qualcosa nell’uomo che è universale; in caso contrario egli non avrebbe potuto fare una proiezione simile, non potrebbe leggere se stesso nelle costellazioni più remote.
Non si può proiettare qualcosa che non si possiede; qualsiasi cosa si proietti in qualcun altro è dentro di sè, si trattasse pure del diavolo stesso. Il fatto che proiettiamo qualcosa nelle stelle significa quindi che possediamo qualcosa che appartiene anche alle stelle.
Facciamo veramente parte dell’universo.
Giacchè si fa parte del cosmo, qualsiasi cosa si faccia dovrebbe essere in armonia con le leggi del cosmo stesso.’
Carl Gustav Jung

Una delle principali figure di enorme rilievo del pensiero psicologico e psicoanalitico. Nato nel 1875 a Kesswil nel cantone svizzero di Turgovia è stato uno psichiatra, psicanalista, antropologo, filosofo e accademico elvetico. La sua teoria, chiamata psicologia analitica, introdusse i concetti di inconscio collettivo e di archetipi

La sua tecnica e teoria, di derivazione psicoanalitica, è chiamata “psicologia analitica” o “psicologia del profondo”, più raramente “psicologia complessa”. Inizialmente vicino alle concezioni di Sigmund Freud, se ne allontanò nel 1913, dopo un percorso di differenziazione concettuale culminato con la pubblicazione, nel 1912, di La libido: simboli e trasformazioni. In questo libro egli esponeva il suo orientamento, ampliando la ricerca analitica dalla storia del singolo alla storia della collettività umana. C’è un inconscio collettivo che si esprime negli archetipi, oltre a un inconscio individuale. La vita dell’individuo è vista come un percorso, chiamato processo di individuazione, di realizzazione del sé personale a confronto con l’inconscio individuale e collettivo.

In Italia, esiste un’orientamento junghiano della psicoanalisi che è stato introdotto da Ernst Bernhard.